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  vicissitude die schwermutschnellen hindurch
 
Diario
 


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4 maggio 2011

Time

24 Maggio 2006 - 3 Maggio 2011

Cosa in mezzo?


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24 maggio 2006

ein neuer Anfang..

...era lo slogan di Angela Merkel per le scorse elezioni. Allora io ero fresco di Berlino, appena arrivato  e pieno di aspettative verso di me, verso quelli che potevo vedere, chi avrei potuto incontrare, le persone con cui avrei potuto vivere e parlare. Ora é tutto giocoforza diverso. Nove mesi dopo non si puó fare altro, o forse io non posso fare altro, che confrontarmi con ció che era, valutare quello che era falso, o per dirla con Croce "ció che é vivo e ció che é morto" in quello stato mentale. Ma se il mondo mi appare ora come a una rete di linguaggi, questo era forse giá dentro quelle parole, quello stato mentale. Il probloema é che non ho immagini sul futuro, non so cosa ne possa venire fuori, cosa ancora possa sovrapporsi a quella immagine. Ma da quello che scrivo un ipotetico lettore potrebbe convincersi che tutto stia nel vedere. Invece, spesso, vi sono altri modi, altri sensi. Altro anche rispetto a questo discorso un po´ troppo astratto.
Comunque avevo perso la mia password. Ora potrei essere tornato.




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23 gennaio 2005



OGGI, IL DENTE, quest'altro

congelato pensare.

Qualcosa ti porta a quelle famose

annate, alle cattive ancor più forte

è il tuo obbligato ritorno.

Ora, stanotte, stella fronte-stella

tu dimmi il tuo silenzio e cucir parti,

parole. Non oltroceaniche

ma sussurri, occhi storti qui, tra piante

più o meno politiche, più o meno

vitali (o di questa o di quella) come

mai ancora sono state.

Tutto questo è sabbia, e sabbia ancor sotto

le lingue, e ancora un altr'anno.

In cui poter imparare.




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17 ottobre 2004



"Non sono mai stata definita da quello che faccio-lavoro MOLTO, ma è soltanto un rappresentazione microcosmica della persona che io sono quando vado a dormire, la notte. Combatto la pressione del lavoro e mi cerco al di fuori del dominio degli orari delle '9-17' e degli attestati bancari...davvero non è facile farlo in america, anche se sono sicura tu possa immaginarlo.


Io sono. Sono una persona che cade addormentata nella propria mente quando sceglie di ignorare la tristezza della vita che cerca di pprendere il sopravvento, per poi svegliarsi con un grido e lottare per ciò che è "giusto". E, soprattutto, do più valore alla pietà che alla giustizia, alla compassione più che alla sanzione. Sono una persona che corre e ride in mezzo ai piccioni nella ******Plaza. Sono una persona con una certa tendenza al drammatico, ma stemperabile in una folla, se lo voglio.(...)"


Con tante scuse a S., oltre al grazie. Ho pensato che le riflessioni in me dal suo scritto suscitate potessero essere "aperte".


S




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17 ottobre 2004



Roland Barthes ha scritto:

"(...) l'analogia implica un effetto di Natura; costituisce il 'Naturale' come sorgente di verità; e ciò che aumenta la maledizione dell'analogia è il fatto che non può essere repressa; appena una forma viene vista è necessario che somigli a qualcosa: l'umanità sembra condannata all'Analogia, ossia in fin dei conti alla Natura(...)".

 




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14 settembre 2004



Piove, come dio, o chiunque altro per lui, la manda. Inoltre scriviamo dal lago. Quel lago, quello di Sereni e di Rebora, così pieno di significato. Ma piove, diluvia anzi, ed è quindi impossibile camminare e pensare all'aperto, godere dell'aria e dell'umido, dell'acqua. Questa la mia determinazione spaziotemporale al ritorno su queste pagine telematiche dopo così tanto tempo dall'ultima scrittura. Love, and love's philosophy, occupa molto dei nostri pensieri, ora. Così come la tesi, il desiderio di finire, di cambiare situazione, di fare finalmente delle scelte e di esporsi alla vita. Di andare via anche, come fosse un latente desiderio che è sopravvissuto agli anni e allo stempiamento, quindi forse da prendere ora sul serio e lasciare che influenzi e diriga le scelte prosime venture.

Intanto tutti i cambiamenti nella nostra vita non sembrano corrispondere a cambiamenti sostanziali, di situazione. Per questo forse è da questo ritiro sul lago che scrivo e penso queste cose, perché è di fatto un'astrarsi e un tirar fuori la testa dall'acqua per respirare. Ma scriviamo e leggiamo, tutto il giorno, con anche una parvenza di serietà. Cos'altro potremmo chiedere di più dalla vita? La capacità, la forza necessarie ad essere attenti ad altro fuori di noi? Politica società o storia, piuttosto che sola storia personale e individuale o psicologica? O solo e ancora love and love's philosophy, come avrebbe detto John Donne? Vedremo. Intanto, registriamo questo abbandonarsi piacevole e incolpevole, al flusso dei pensieri. Non scritti ma vissuti come tali, come un nulla, che cerca sostanza.




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7 agosto 2004



For non-italian speakers (especially Antoni):




That's my blog, or web page, I guess it's almost the same. Here I'm actually writing about me, my life, thoughts, and more broadly about politics, travel impressions or (wheater) reports. That is to say, everything, which is happening around me and my very normal life.




Hope you'll enjoy yourself, and please excuse me for not having translated the whole web page...




to everyone, farewell




stefano




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4 agosto 2004



E' difficile parlare di se' in questo contesto. E' sempre un avere a che fare con fantasmi e proiezioni, dopo poco gira il capo e si preferisce il silenzio. Magari compiaciuto per il solo averci provato. Forse e' solo mancanza di energie, gia' uno cerca di vivere, raccontarla pure e' dispendioso, dunque perche' affannarsi. Eppure riportare, rileggersi (e certo non solo in questo contesto ma in ben altri fogli di carta), e specchiarsi o combattersi e' sempre una scelta obbligata, nel senso che molte volte non si sceglie, ci si ritrova con questo privilegio affibbiato da chissa' quale corporazione, chissa' quale stella. Eppure da qualche parte dovremmo aver imparato che nulla (e purtroppo tristemente tutto) e' veramente dato a noi senza mediazione, senza che in qualche maniera ci sia dato intervenire perlomeno sull'abito, sui comportamenti, sulle scelte di obbedire a questo o quel principio.


La felicita' piu' completa e' sempre come uno specchio, nel senso che rimanda un immagine gia' in se' perduta. O che la sola idea di felicita', all'infuori della prima e totale provata nella tarda adolescenza, e' in se' irrimediabilmente mitologica, ripetizione di quell'uguale fonte prima, e sempre percio' vestita di tristezza. L'abito luttuoso non deve far pero' credere che essa non esista. Almeno finora, almeno in questa vita, mi e' dato di vedere, camminare, pensare, parlare, amare, e questo, dovrebbe essere in se' il nucleo generativo di  ogni felicita'. Voglio dire non l'idea di poterlo fare, ma il farlo, l'azione stessa. Cosi' che la sua natura mitologica (infelice) sia mitigata da una forte capacita' di concentrazione.


"La felicita'?"-dice Bunuel-"e' noiosa."


La sensazione che tutto possa sempre cambiare, succedere, rivolversi. Essa e' una metafora. O almeno potrebbe essere vista come tale, metafora del mare, percepito come cio' che e' animato da continue correnti. La negativa, e contraria, immagine di fissita' e' morte, rappresenta il calco cavo della prima, e' spesso rimossa dalla coscienza.

(Il confine tra pubblico e privato potrebbe non esserci affatto, proiezione di un bisogno puramente umano e umanizzante di etica, o essere una sorta di allucinazione, non certo collettiva ma almeno di alcuni. E' come l'esempio di Wittgenstein:"se prendi il disegno di una zona bianca che confina con una nera, non puoi dire di che colore e' il confine. Il confine non esiste"[al solito liberissimamente citato])

La parte privata.

 




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31 luglio 2004



Nuova rubrica. Alcune domande.


Perche' si apre una rubrica? Forse che si hanno nuove cose da dire che non possono esser dette negli spazi gia' in uso? Forse che le idee sono legate nella loro genesi all'ambiente e quindi un nuovo spazio puo' essere la culla per idee nuove, o almeno auspicio? O forse e' piuttosto come in amore, che il nuovo deve essere inconsciamente preparato, trovare un terreno fertile, che' altrimenti nessun seme potra' attechire?


Forse tutte queste cose insieme. E il titolo, come tutte le etichette nel mondo in cui ci troviamo, gioca il suo ruolo, e fa la sua porca figura.




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27 luglio 2004



Il problema del razzismo sembra essere, a prima vista, ancora di gran lunga il primo per la societa' americana. E' come una risposta automatica, che non conosce differenze d'identita'. La maggior parte degli interrogati rispondera' "Racism." Ma, riflettendo, si percepisce come questa sia una risposta immediata, non pensata, come imparata nei primi anni di scuola; come del resto si ha l'impressione  a riguardo dei molti classici "temi" politico-culturali della societa' americana. La mia e' certamente una visione dovuta all'ignoranza specifica, ma e' difficile liberarsi da questo senso di finzione, o di non chiarezza; come se l'issue fosse vissuto non pragmaticamente, ma mitologicamente; come se per certi versi le differenze e i conflitti sociali fossero vissuti, piu' che empiricamente, come un enorme costruzione mediata da "qualcosa" di esterno, e non sviluppatasi per mero svolgersi della storia.




O sto io stesso costruendo questo ''qualcosa" con i mezzi della mia interpretazione? (Come immaginare un gran diluvio che diede inizio alla storia?) Mancanza di senso della storia, ad  esso correlata?




 




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18 luglio 2004



FRAG.71* (da Philosophie und Wahrheit, Der Philosopher)



Verita' e menzogna fisiologicamente considerate.


Verita' come comandamento morale-le due fonti della moralita'.


L'essenza della verita' come giudicata secondo i suoi effetti**.


Questi effetti ci portano a porre "verita'" indimostrate.


Nel conflitto tra siffatte verita', che vivono grazie alla forza, il bisogno di scoprire una qualche altra via diventa evidente: sia usandole (per esempio la "verita'") per spiegare ogni cosa, sia arrivando ad essa a partire da esempi e apparenze.


La meravigliosa invenzione della logica.


Graduale predominanza delle forze della logica e limitazione del campo della conoscenza possibile.


Incessante reazione delle forze dell'arte e limitazione al campo di quanto vale la pena sapere (giudicato secondo i suoi effetti).










*(trascrivo qui l'aforisma su cui sto lavorando, lo traduco approssimativamente, se qualcuno ha qualche idea, e' benvenuta. Dovrei darne una lettura retorica, cioe' con particolare attenzione al modo in cui N costruisce il significato che vuole comunicare, o a come lo "performa")


**corsivi dell'autore




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16 luglio 2004

Corso di Retorica, Berkeley, summer 2004

Credo che legger Nietzsche cosi' tanto (o close) come lo sto leggendo in questi giorni non faccia poi molto bene. Sento il martello del tedesco che picchia nottetempo contro le pareti dei miei sogni,dei quali non ricordo piu' nulla, tali e tanti sono i frantumi che ne restano. La sua critica della conoscenza, che uno spirito irenico come io sono cerca sempre di ricondurre a sistema, frase, anello piu' o meno coerente di una frase, ha il pregio di sfuggire continuamente senza darlo a vedere, di dirti che il mondo, e l'interpretazione che ne stai dando, non e' mai (e mai sara') cosi' come sembra. Se hai capito Nietzsche, vuol dire che non l'hai capito, e solo quando senti la testa che si rompe o che sembra cedere, ti stai avvicinando ad una sorta di comprensione, che inevitabilmente ti sfugge di mano proprio quando e' piu' vicina. Ma e' davvero cosi'? Nietsche sarebbe contento, immagino, di vedere un suo lettore cosi' dubbioso della sua autorita' testuale. Forse soffriva, constatando di esser preso sempre cosi' e cosi' tanto sul serio, e, chissa', forse se n'era lamentato con la sorella che pero' non capi', prese i suoi frammenti, ne fece Die Wille zu Macht; o lo stesso forse accadde a De Man che, con una leggera e dissimulata disonesta' intellettuale, ce ne offri' la sua (di Nietzsche) resa al pensiero decostruttivista, che, non so dire se al filosofo sarebbe piaciuto. Il problema, con Nietzsche, e' una qualsiasi intelaiatura teleologica. Ad ognuno la sua nemesi.




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16 luglio 2004



Questioni amministrative o questioni di liberta' personali?

L'intervento del Ministro Guardasigilli e' di quelli che non fanno rimpiangere la pur provvisoria lontananza dall'Italia. O forse e' la conseguente distorsione che mi fa dire queste cose?

Spero che altri e piu' esperti sappiano dare conforto all'amico lontano.




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13 luglio 2004



Il dott. H., mitico esperto rinomato nel mondo, mi ha oggi ricevuto. Lui, e probabilmente nemmeno la sua carinissima assistente, non ha certo colto la mia espressione di disappunto nel momento in cui mi ha consigliato di cominciare la cura. Non era per la cura in se', ma piuttosto perche' la mia stupida mente ha letto il suo certamente autorevole consiglio su piu' livelli: uno, la terapia in se', per la quale bisogna fare un pragmatico discorso di costi-benefici; secondo, etnicamente, come guerra preventiva. ci sono le possibilita'? bene, piu' che ai costi, si guarda alla fattibilita', e comunque il mondo sara' migliore di prima. Evitiamo sempre generalizzazioni, ma e' disperante constatare che da certi schemi e' difficilissimo uscire.

Sono uscito, mi sono aggrappato alle mie antiche strutture, ho respirato la mia solita aria.




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12 luglio 2004

Souvenirs d'exotisme

1.Negli USA e' vietato dalla legge bere alcolici in pubblico, tenerne bottiglie aperte in macchina e comunque non nel portabagagli.



2.Nello stesso paese e' praticamente vietato, ma non dalla legge bensi' dai costumi, guardare negli occhi un passante incrociato per strada.



3.Sempre in America si suppone che il diritto derivante dall'idea di liberta' personale sia ben piu' esteso e ramificato nei costumi di quanto si possa immaginare. Si ha l'impressione che i codici di comportamento siano radicalmente diversi. Puo' sembrare, e sembra, una gran banalita', ma trovarcisi immersi e una sensazione molto particolare,se si considera l'incessante educazione mediatica ricevuta dai nati dopo il boom economico, che ha avuto l'effetto di presentare determinati aspetti della societa' in questione come naturali, ovvi.

 

4.E' impressionante come l'elevato sviluppo economico possa non coincidere con lo sviluppo in senso lato, vuoi sociale o culturale (o perlomeno con l'immagine distorta, non lo nego, che di esso dall'esterno si puo' avere). Sempre nel succitato paese, lo sviluppo economico sempra sovrapporsi ad un mancato sviluppo socio-culturale, cosi' da far affiorare l'idea alla mente ingenua che osserva dal vetro che uno non presupponga l'altro, che non vadano giudicati con le stesse categorie ma che pure in qualche modo vadano letti, e' ovvio, in caso contrario si viene sopraffatti da suoni, immagini. e non si capisce piu' se il film e' cominciato o meno. Vado a prendere i popcorn. 

 

 

 

 




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11 luglio 2004



La MIA avversione per il pensiero non strutturato ha avuto il sopravvento sull'epos nietzscheano che guidava la precedente interrotta riflessione. Dunque spero di non deludere nessuno se sotto il peso della responsabilita' cambio almeno stile del discorso.



Cio' che in qualche confusa maniera cercavo di dire e' che il pensiero (e gia' questa parola e' di difficile utilizzo, senza ulteriori spiegazioni) non e' sempre una buona guida nelle azioni, o perlomeno nell'interpretazione di quelle proprie o altrui. Come il ragno costruisce la sua tela, come l'ape crea con la cera parte del suo mondo, cosi' noi facciamo lo stesso, solo con una materia ben piu' delicata:i concetti (e questo e' sempre un condivisibile Nietzsche). Questo puo' significare che c'e' una parte istintiva e una parte razionale nelle nostre azioni, e che soprattutto nessun pensiero puo' rendere ragione di tutte le ragioni, concrezioni di forze storiche, psicologiche, addirittura economiche, che danno origine al mondo cosi' come lo viviamo. E' una sorta di riduzionismo scettico-empirista, per quanto grezzo.




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10 luglio 2004



(Hi, ho voglia di scrivere. Consiglio onestamente di non leggere se non sopportate il pensiero non strutturato.)

Una serie di domande, per cominciare. Chi si chiede quanto la propria vita e' determinata da forze esterne e quanto invece appare condizionata soprattutto da plsioni interne?che cos'e' la tensione alla verita'?Ad esempio conosco degli amici che non esiterei a definire intellettuali,in quanto portati semplicemente a pensare;ma non so quanto essi si rendanoo conto che pensare e' una grossa trappola(pur cotistuendone la chiave medesima)poiche' non permette facilmente di ottenere distacco dalle cose,dalla propria vita. Anzi il pensiero porta piuttosto a perdersi nella lettura di essa. Ulteriore elemento mistificante e' il piacere di pensare che, chi puo', prova senza dubbio, e che conduce,con gli elementi suddetti a sublimii piaceri ma,temo,a nulla di concreto(ad esempio scrivo ora per ill solo piacere di vedermi riflesso su un mezzo qualsiasi,per vedermi. Tutti gi altri scopi son secondari). Da un certo tempo e' nato in me almeno l'interesse per il pensiero che tende a trautarsi in azione,fatto o evento. Per quanto posso dire ora, questo avviene o in via negativa (cioe' il pensiero viene guidato a produrre questa o quest'altra azione proprio perche'si e' negato una dimensione coerente con prassi,vale a dire si e' dichiarato antitetico o contrario alla prassi)o in via
(to be continued)




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5 luglio 2004



INDEPENDENCE DAY



Poco piu' della festa del santo patrono a Canosa nel barese,poco meno di certe altre feste nazionali quali, ad esempio,il 14 luglio in Francia. Pochi fireworks annacquati dalla fitta nebbia sanfrancescana,caos e frittura e bambini e clacson e birra,tanta birra occultata nei sacchetti di carta marroncina. Cosi' scorre il mio primo quattro luglio qui in questo paese, con una vaga impressione di tristezza mentre mi compiaccio di fare "l'occhio sopra le parti" che osserva i decisi tentativi da parte dei nativi di metamorfosarsi in animali. Ma non e' un impressione negativa specifica (l'ho vista in me tante altre volte,ovunque,dagli odori di unto della festa della salamella a Dresda alla gente in giacca e cravatta gettata ubriaca e persa per le strade di Londra il sabato mattina), e' forse dovuta soltanto alla stanchezza e alla serata, e inoltre il vero 4luglio americano avviene in un parco con il barbecue, dunque mi astengo dal riportare inutili puzze sotto il naso, che del resto sinceramente non ho sentito. C'era solo un ottimo odore di granchio cotto e mangiato,ad esser del tutto sinceri. Che buono. 




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26 giugno 2004

LIBERAZIONE (da che cosa?)

Anna Maria Valdata è stata finalmente liberata, questo ci hanno detto tra ieri e oggi i mezzi d'informazione, oltre a parlarci di riscatto e non-riscatto, legami con l'omicidio del tassista oltreché della forza d'animo dell'anziana signora, comprovata tra l'altro dall'assidua preghiera e ginnastica, praticate durante tutti i 5 giorni. MA (ovviamente c'è un ma, se no questo post non esisterebbe) il TG1 ha detto (cito a memoria): "Probabilmente i sequestratori erano rumeni, infatti Anna Maria ha dichiarato agli inquirenti di aver sentito un accento slavo nella voce dei suoi rapitori". Solo che il rumeno non è una lingua slava. Il rumeno è una lingua romanza. E non credo che sia un errore di Anna Maria, che tra l'altro il Tg avrebbe dovuto comunque correggere.




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25 giugno 2004

...se Bersani vuol dire innovazione!

Io non credo che sia il candidato a fare lo schieramento politico, o non voglio crederlo perché continuo, anche i tempi tendono a smentire, a non pensare che la politica sia un fatto di stile personale,e che siano stati gli attuali politici a indurre comportamenti in tal senso negli elettori. Voglio dire che forse non era un passaggio obbligato. Ma dico comunque e volentieri BERSANI, se questo significa un'atteggiamento differente nei confronti della gestione del potere. E' anche ovvio che chi lo gestisce alla maniera attuale non accetterà un passaggio di consegne,non senza esigere un tributo di qualsiasi genere. Per questo dicevo che non credo esistano candidati palingenetici, ma proprio per questo preferirei Bersani a Prodi o Veltroni, che al di là del merito personale, sono la politica del 1996, non del 2006. In effetti è necessario innovare sia come segno distintivo esterno (anche stile, se è relativo all'età di candidati e di stesori di programmi, ma non senza sostanza), ma anche e soprattutto come scelta di fondo. Il motivo, banalissimo, appare fin troppo ingenuo, ma credo irrinunciabile: come possono persone che appartengono ad un mondo di vent'anni fa pensarne uno anche leggermente differente per i prossimi anni? E inoltre Letta sarebbe un ottimo "effetto collaterale".

Insomma, diciamo Bersani.




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19 giugno 2004



La costituzione europea è stata finalmente ratificata, e già questo basterebbe per esser contenti; se in più si considera che non è passato il riferimento alle "nostre" radici cristiane bisognerebbe quasi brindare. Ma siamo persone composte. Consideriamo già detto e meglio da altri (Todorov sull Sole24ore) che i riferimenti religiosi e culturali del passato non sono cosa che debba costituire il fulcro di una costituzione davvero lungimirante, e questo non perchè bisogna essere antireligiosoclericali, ma piuttosto perché (come del resto dice bene jac.) la confessionalizzazione delle entità politiche preclude ogni praticabile speranza di convivenza con non solo l'islam ma con ogni altra cultura e religione, perché la fede è questione individuale (per questo speriamo di non dover addurre alcun argomento) e perché da un punto di vista pure meramente pragmatico è l'unico modo di pensare un futuro per il mondo, cosa che in qualche maniera dovrebbe stare a cuore a tutti (la storia delle idee e non solo ha, secondo noi, insegnato proprio questo). Todorov aggiungeva che la "sua" Costituzione avrebbe dovuto concentrarsi sul definire i termini della futura convivenza politica dei cittadini europei, rapporti con istituzioni, lavoro, giurisprudenza e stato sociale e ripartire le competenze fra l'Unione e i singoli stati membri, anziché  dedicare spazio ad una ricerca di radici in molti casi controverse che avrebbe concentrato la lotta politica su questoni culturali e non politiche, nonché inasprito l'ovviamente deprecabile clima di "lotta di civiltà".




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15 giugno 2004



Roma, 15/06/2004




 




Il potere si rimescola, benché ancora nascosto nei carsici percorsi di una tornata elettorale elezione non ancora ultimata. Tra due settimane ci sono ancora in gioco fettine di paese, dunque muti e concordi fuori, dentro gli animi intorbidano e si rigirano. Tabacci grida, a titolo personale, tutto il suo peso, le ammissioni di pochi, terreno sdoganato persino nei telegiornali, fanno il paio con i latrati di coloro che dalla fossa fuia, maggioranza, sgagnano cosciotti di Tremonti, o così provano a fare. Ma mi starebbe quasi bene, se nel catechismo quotidiano dei media si fosse sentito una volta sola parlare di progetti, idee, programmi. O almeno di Europa, compiti e posizione internazionale, visto quello che c'era scritto sulle schede elettorali (forse che Forcolandia ci ha mentito?Non erano elezioni europee? Il Bruxelles è un ologramma?).




Lo spettacolo, anche se e forse proprio perché recitato al coperto è probabilmente ancora più indecoroso. Non dico che gli altri non sarebbero così, non a caso ho parlato di potere, anche se confido sinceramente almeno in alcuni. Ma è forse un tratto che distingue l'attuale Zeitgeist, questa evidente sproporzione tra concentrazione di potere e sconcentrazione di capacità, intelligenza, onestà. Il topos retorico della decadenza della classe dirigente, a mio parere non corrispondente a verità, sembra a volte calare sulla realtà con la ferocia di un falco.




 




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15 giugno 2004

...

Prime riflessioni post elettorali, sconclusionate e confuse da questa tre giorni schiamazzante. La sinistra sa governare ma non governarsi, nel senso che le vittorie (anche morali,vedi Penati) alle amministrative sono di assoluta rilevanza, la già ricordata di Milano, Bari (città di destra,vedi Cassano), la Sardegna e le altre coronate dalla ripresa di Bologna; ma purtroppo il risultato europeo mostra un'affermazione inferiore alle aspettative per l'Ulivo, come se qualcosa a quel livello (cioè di coordinamento di scelte di leadership) non avesse funzionato o convinto. Nel caso delle amministrative la destra aveva opposto candidati mediocri a candidati invece di tutto rilievo, e la decisione degli elettori è stata in merito al valore dell'amministratore. Per quanto riguarda le Europee, Berlusconi perde, e questo è certo, ma la maggioranza italiana è anche quella che meglio ha retto alla ritorsione antigovernativa che ha colpito con rare eccezioni in Europa.Difficile vedere ora tutti i motivi sinceramente, credo che sia da pesare sul caso italiano anche una mancanza di valide alternative, che non sembrino "scatole vuote". Ma il problema più serio, visto che non certo di sconfitta si tratta ma di moderata vittoria, è il problema di governabilità che si pone. Vince il centro, vincono i piccoli partiti a destra e soprattutto a sinistra: non sembra di poter suddividire il panorama politico in due poli, almeno non in due poli così definiti per concordanza di programmi e d'intenti, e questo è purtroppo vero soprattutto a sinistra. Quale sistema di governo maggioritario regge a tale frammentazione, soprattutto all'assenza di due veri grandi partiti storicamente strutturati?Per il resto, programmi, necessità, prospettive future, sono d'accordo con jac. Deve toccare a noi impegnarci per riempire tutte queste scatole vuote.




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12 giugno 2004



Avevo scritto un lungo ragionamento con la mia dichiarazione di voto, che però ho per sbaglio cancellato in toto. Destino, ho già scritto che di noi non deve rimaner nulla, al contrario di ciò che ci piace pensare, quindi perché preoccuparsi per uno stupido paragrafetto? Votate, votate a sinistra, scegliete comunque il meno peggio. Così almeno cercherò di fare io, seguendo la virtù del piccolo riformista. Amen.




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12 giugno 2004



Allora, avete votato?




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12 giugno 2004



DI DOV'E' L'ESSER tristi larve nel meriggio,



larvale, triste anch'esso? nessun luogo.



Scrivi un punto, nel farlo riporti ferite



davanti alla tua ultima porta



nessuno deve entrare, non lacrime



tra fessure. Pensa al contrario, contro-



pensa ciò che era, o ascolta, non sentir



nulla di ciò che ti fece le notti



più chiare, ma osserva il tizzo che sfrigola



traluce di sottecchi, là davanti



alla tua ultima porta, tagliente.



 



Quello è come la tua selce (mai avuta)



quella che, sogni addietro, ti descrisse.



 



 



 



 



 




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3 giugno 2004



La poesia di Paul Celan(http://geocities.com/paul_ancel/voice.html) è un punto al di là del quale tutto va ripensato; in questo senso egli è stato un vero e proprio riformista, poiché non credo che quell'entità amorfa che si classifica come "poesia contemporanea" possa mantenere le sue categorie immutate dopo la sua comparsa.


L'esperienza della Shoà, vissuta sulla propria persona e causa della morte dei genitori, è riecheggiata in quanto cardine della sua opera, senza la cui bianca (la neve, simbolo costante dei luoghi natali -la Bucovina, Czernowitz- e della morte senza sepoltura dei genitori) luce nulla si comprende della sua vicenda umana e poetica, anche quando egli di questo non parla direttamente.La poesia di Celan è in qualche modo la stessa ricerca del "punto archimedico" di cui parla Franz Kafka nei "Quaderni in ottavo"; la sensazione di essere l'inizio e la fine e per questo senza ricovero alcuno in nessun pensiero è potentemente presente nel tentativo -tutto celaniano,questo- di cercare un luogo dove comporre i dissidi mentali che la storia lasciò nella sua personalità: quel luogo, almeno dal 1960 in poi divenne la sua poesia, lanciata verso un limite di concrezione testimoniato dalla presenza di parole attinte da lessici di mineralogìa, botanica, medicina, oltreché filosofia; era questo il tentativo di farsi mondo, di sostituire la realtà, sempre più precaria nella mente del poeta. Il tentativo di costituirsi Land, terra, che era ovviamente una battaglia persa, se vogliamo evitare interpretazioni estetizzanti che non renderebbero ragione di un fenomeno così complesso.

Questo poeta io ho profondamente amato. Ne leggerete ancora.




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3 giugno 2004



1.


 

TIEFERE WUNDEN als mir

PIU' PROFONDE FERITE che a me

schlug dir das schweigen

inflisse a te il tacere

groessere Sterne

più grandi stelle

spinnen dich ein in der Netz ihrer Blicke

ti irretiscono nei loro sguardi

weissere Asche

più bianca cenere

liegt auf dem Wort, dem du glaubtest

giace sulla parola cui credesti.


(PAUL CELAN)

 

 




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1 giugno 2004



2.




A se stesso


 


Furono due di altezze e cervelletti


giornate, o mesi? Fiamme, niente più


nessun pensiero al chiuso dei singhiozzi


invertiti, verso il basso gli uni,


su sfondo di atrocità e di perfetti


silenzi, verso l'alto anche i tre pozzi


in fiamme che alti, credimi, in quei giorni


lambirono quei primi tuoi ritorni.




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31 maggio 2004

Senza

1.











SENZA TRAME DI RESPIRO



tu siedi al tavolo estivo,



Più non parli; conti le lune e gli anni



conti i tuoi figli; tu, che tanti danni



loro evitasti. Le dita



rispondono, parleranno



di pulci, come cinquanta



anni indietro, a Beniaminowo.




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